Record di mutui nel primo trimestre 2015

Nuovo record di crescita per il mercato dei mutui in questo primo trimestre del 2015 già ricco di sorprese.

Stando ai dati dell’Abi relativi all’erogazione di nuovi mutui nel trimestre gennaio-marzo, raccolti su un campione rappresentativo dell’80% del mercato totale, sono stati finanziati mutui per un totale di 7,897 miliardi di euro, contro i 5,250 miliardi dello stesso periodo del 2014, con una crescita su base annua del 50,4%. 

I VANTAGGI DI APRIRE UN MUTUO

Primo fra tutti il crollo dei tassi di interesse avvenuto negli ultimi mesi, con l’Euribor sotto lo zero e l’Eurirs inferiore all’1%.

Molti che hanno stipulato mutui a tasso fisso negli anni passati hanno quindi visto nella surroga e nel rifinanziamento una concreta possibilità di risparmiare sulla rata senza alcuna spesa aggiuntiva; circa due terzi delle nuove erogazioni, infatti, rientrano in queste due categorie.

Inoltre, dal 2007 al 2014, la domanda di mutui è crollata ai minimi storici (400mila transazioni): era quindi fisiologico che fosse destinata a tornare a crescere al primo accenno di ripresa.

Senza contare che le banche sono da qualche mese decisamente più propense a finanziare nuovi mutui, per via dell’iniezione di liquidità da parte della Banca Centrale Europea proprio allo scopo di sostenere il credito alle famiglie e alle imprese.

TASSO FISSO

Una novità di maggior rilievo è invece rappresentata dal fatto che, pur rappresentando i mutui a tasso variabile il 66,7% delle nuove erogazioni, si è assistito anche ad una forte ripresa la domanda di mutui a tasso fisso, che rispetto all’anno scorso sono passati dal 18% al 35% delle erogazioni totali.

Infatti, rispetto al passato il fisso è tornato ad essere decisamente più competitivo rispetto al variabile, con tassi medi anche attorno al 3%. Questo è avvenuto in parte perché sono le stesse banche a “spingere” verso il fisso, per riequilibrare una domanda che altrimenti sarebbe troppo sbilanciata verso il variabile.

Gli stessi mutuatari lo prediligono, con l’idea di “fissare” per 20 o 30 anni un tasso straordinariamente favorevole che, con l’auspicata uscita dalla crisi dell’Eurozona, potrebbe fra qualche anno essere ancora più competitivo.

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